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Sia la vita umana che quella animale vengono disciplinate e
razionalizzate all’interno di un nesso che non prevede un fuori possibile: il
sapere è l’altra faccia del potere. La vivisezione è, in questo orizzonte,
l’istanza del puro dominio sulla nuda vita. Agisce come un dispositivo, in modo
razionale, crudele e spregiudicato, sulla vita ancora incolume, sul corpo
immobile, provocando lo strazio della tortura, la beffa dell’utilità
scientifica e la morte. Ora basta, le scuse, o spiegazioni scientifiche che dir
si voglia, non reggono più.
Allestire e organizzare una mostra sulla vivisezione vuol dire per noi,
studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, o semplicemente uomini e
donne: singolarità qualunque, porre un problema la cui risoluzione è una
necessita immediata. Abbiamo scelto come sede Villa Mirafiori, che ospita la
facoltà di filosofia e il corso di laurea in lingue, perché riteniamo
l’università un luogo ultrasensibile a tematiche politiche, come questa, che
vengono di solito marginalizzate.
Nell’era della biopolitica ciò che viene messo in questione non è più, o non
soltanto, il controllo del territorio, ma il controllo la vita, come vita
dell’essere vivente. È per questo che la fine delle pratiche vivisettive,
riguarda ognuno di noi, tanto quanto il corpo di colui il quale sta per essere
trafitto da un bisturi.
(sito in costruzione)
ultimo aggiornamento: 7 marzo 2006
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